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Mostra multidisciplinare di giovani artisti di Palermo impegnati nel trasformare un luogo pressoché abbandonato a sè stesso (Palazzo Oneto di Sperlinga) ma ancora ricco di fascino e storia (per la presenza di splendidi affreschi settecenteschi del Fumagalli e del Serenario,  nonché degli stucchi attribuiti a Procopio Serpotta) in una fucina d'arte e di eventi culturali.

Un percorso che, partendo dalla constatazione di un effettivo disagio che affligge la vita degli abitanti di Palermo, in prevalenza economico, ed inevitabilmente sociale e culturale, accentuatosi ancor di più in tempo di crisi, mira a non fermarsi ad una visione rassegnata di tale drammatica situazione e piuttosto propone un cambiamento a partire da uno di quei mali che hanno reso tristemente famosa Palermo negli ultimi anni: la spazzatura. 
Partendo dalla considerazione di come la spazzatura sia in fondo un elemento che ha accompagnato, volente o nolente, lo sviluppo della città (basti pensare che Goethe nel suo "Viaggio in Italia" ne fa menzione) sino ad oggi, è possibile vedere in essa una possibilità di rinascita. Attraverso l’ingegno, spinto sempre più spesso  dalla necessità, è possibile ridare vita ad oggetti che, se per alcuni è facile etichettare senza troppi pensieri come “immondizia”, per altri sono mezzi di sostentamento, possibilità di modesti ma fondamentali guadagni.
Il processo che conduce costoro a recuperare apparenti cianfrusaglie, a riassemblarle, a riproporle per nuovi usi, ha un che di fortemente creativo. Dunque l’obiettivo finale dello spazio espositivo sarà quello di suscitare nel visitatore una speranza, non fine a se stessa, ma perfettamente nitida e raggiungibile, partendo dalle cose di tutti i giorni ed imparando a riappropriarsene nell’ottica di una prospettiva concreta di rinascita collettiva. 
In sintesi, il percorso invita lo spettatore a riallacciare un rapporto affettivo con gli oggetti della quotidianità ed a considerarli come parte integrante della propria identità personale, giungendo infine, a livello macro, ad alimentare il proprio senso civico e l’attenzione per il patrimonio comune.  

 

Ideazione e curatela di Sergio Barbàra.

Artisti: Costanza Arena, Mariapia Barraco; Emanuele Cannella, Cristina Cardillo, Gaia Ciraulo, Filippo Cimino, Federica Citati, Simona Correnti, Emilia D'Aguanno, Simona Di Napoli, Manfredi Domina, Gabriele Genova, Alessio Librizzi, Antonella Lucchese, Emanuele Lupo, Fulvia Modica, Gianluca Napoli, Simona Patinella, Silvia Papotto, Mattia Pirandello, Valentina Raitano, Andrea Rizzolo, Roberto Salvaggio, Costantino Siino, Vittoria Spoto, Giuseppe Tancredi, Giuseppe Vassallo, Massimiliano Vizzini.

Perfomance musicali di Andrea RiganoOptimal Junks, Within An Hour, Hash, Airport, LeukòsOrchestra Senza Titolo,  

 

Il  14 e il  15 Luglio la città di Palermo festeggia la Santa Patrona,  Rosalia Sinibaldi. 

E’ proprio lei, Rosalia , l’ “Anima Pura” che trae spunto dai festeggiamenti in onore della Santa stessa, simbolo imperituro per i palermitani di religiosità e sacralità.

Rosalia ciò nondimeno diviene semplicemente l’input per un viaggio nei vasti misteri del Sacro universalmente inteso in connessione con la spiritualità contemporanea nella sua complessità. Per un’ermeneutica dell’Anima: pura, purissima per sua stessa natura, l’Anima è ciò che ci avvicina maggiormente all’essenza ed è sigillo dell’ unicità dell’uomo tanto da far chiosare “l’anima dell’uomo è l’uomo vero". Altresì, dal momento che l’artista esprime la Sacralità attraverso il suo prodotto - che vive già di una sua vita nel momento della sua estrinsecazione ma che è riflesso chiaro di una dimensione ben più profonda - diviene egli stesso un contenitore del Sacro proteso nel reale. L’essenza stessa della Sacralità si riflette con limpidezza nell’essere artista, nella sua capacità maieutica e di comunicazione con il mondo.  
La mostra  vuole essere un momento di incontro e di confronto tra alcune delle più rilevanti realtà artistiche presenti oggi in Sicilia e aperte alla sperimentazione. Dalla pittura all’installazione site specific, dalla scultura alla fotografia passando per la videoarte e il disegno “Anima Pura. Dialogo tra Sacralità e Contemporaneità” vede protagoniste la creatività e la fattività insulari, costituendo un forte impulso di crescita collettiva e proiettandosi con coscienza e volontà nella densa tramatura delle tendenze dell’arte contemporanea. 

17 Luglio 2014

“ANIMA PURA” Dalla terra all’Iperuranio: letture e musica 

Letture: 
1) U. Galimberti, Il cuore come sconfinamento dell’anima (tratto da Paesaggi dell’anima, 1998) Letto da D. Campanella

 
2) K. Kavafis, Itaca (1911) 
Letto da I. Muscato

   
3) S. Corazzini, Invito (tratto dalla raccolta L’amaro calice, 1905) 
Letto da G. Chirco  


4) R. Tagore, Poesia n.66 (tratto dalla raccolta Gitanjali , 1910) 
Letto da S. Papotto  


5) Sant’Agostino, La ricerca anche al di là dell’anima, di ciò che non muta (tratto dai Discorsi) Letto da M. Ognibene

 
6) Mahābhārata, passi scelti 
Letto da G. Genova

 
7) Plotino, Enneadi  I,6 
Letto da S. Cannizzaro  


8) Platone, Il mito della biga alata (passi scelti dal Fedro
Letto da S. Barbàra

 
Musiche a cura di A. Di Maggio (chitarra) e I. Pedalino (flauti e percussioni).
  

18 Luglio 2014

“ANIMA PURA” La relazione problematica con il trascendente ed il medium artistico  
 

Interventi:  


 L’arte come ermeneutica del sacro 
Prof.ssa Rosa Maria Lupo (Università degli Studi di Palermo)  


Fra il numinoso e la testimonianza: percorsi del sacro nella contemporaneità

Prof. Salvatore Tedesco (Università degli Studi di Palermo)  


Anima, Arte, Bellezza
Prof. Giuseppe Girgenti (Università Vita-Salute San Raffaele, Milano)  


Moderatore: Sergio Barbàra   

 

Artisti: Giuseppe Agnello, Alessandro Bazan, Federico  Baronello, Andrea Buglisi, Hugo Canoilas, Mauro Cappotto, Claudio Cavallaro, Stefano Cumia, Francesco De Grandi,  Fulvio  Di Piazza, Giovanni Gaggia, Laboratorio Saccardi, Francesco Lauretta,  Filippo Leonardi, Sebastiano Mortellaro  & Sandra Rizza, Turi Rapisarda, Francesco Rinzivillo, Giacomo Rizzo,  Salvatore Rizzuti, Giovanni Robustelli, Piero Roccasalvo Rub, Manlio Sacco, Sandro Scalia, Lino Strangis, Sasha Vinci & Mariagrazia Galesi, Miao Xiaochun. 

Direzione artistica: Giacomo Rizzo.

Testo critico: Serena Ribaudo.

Testo storico/eventi collaterali: Sergio Barbàra.

Allestimento: Agnese Giglia.  

Mostra collettiva e multidisciplinare presso la chiesa dell’Annunziata del Giglio, edificata alla fine del XVI secolo e ridotta, dopo continui saccheggi e ruberie, ad uno scheletro simbolo del degrado socioculturale che invade ancora buona parte della città di Palermo.
I giovani artisti di ART IN PROGRESS dimostrano ancora una volta di avere a cuore ogni singolo frammento della ricchezza storica ed artistica cittadina, tentando con i propri sforzi e, ovviamente, con la propria arte, di ridare lustro a luoghi dimenticati, restituendo ad essi la propria identità.
Tredici giovani artisti sono coinvolti in un confronto o meglio un dialogo con il luogo, che non rimane sterile spazio espositivo, ma interlocutore presente ed attivo.
Il titolo è composto da tre parole chiave: “PRECARI” si ricollega immediatamente alla fatiscenza strutturale della chiesa, ma è anche sinonimo di fragilità morale e sociale, poiché tutto ciò che ruota intorno a questo spazio versa in una
condizione di instabilità e di incertezza per il futuro; “EQUILIBRI” richiama alla mente un ordine, uno stato di cose consolidato, ed in effetti la chiesa costituisce il fulcro di un microcosmo nel quale convivono etnie e logiche interpersonali
differenti; “INTERIORI” si riferisce all'esperienza intima della ricerca di senso e significato che ogni uomo sperimenta dentro di sé e, ricollegandosi ai due termini precedenti, sta ad indicare che l'​ "equilibrio"​ psicologico instaurato di volta in volta è "precario", cioè costantemente ridefinito in relazione a
mutamenti ed influenze esterne.

 

Ideazione e curatela di Sergio Barbàra.

Artisti: Davide Campanella, Giampiero Chirco, Cristopher Curmo, Giuseppe Di Liberto, Gabriele Genova, Ignazio Giordano, Vittorio Gueci, Angela Tindara La Rocca, Antonella Lucchese, Silvia Papotto, Mattia Pirandello, Valentina Raitano, Giuseppe Vassallo.

Perfomance di chiusura della mostra nella quale "ZUM", la macchina progettata da Mattia Pirandello prende finalmente vita danzando insieme a Davide Campanella e Lucette Gorst, il tutto accompagnato dalla voce di Oria. Riprese di Petra Pirandello.

 

Foto di Andrea Saluti

Nei momenti di crisi, individuale e collettiva, la realtà rivela tutta la propria fragile costituzione e si impone agli occhi come l’unica dimensione possibile. Si apre la strada alle forme più basse di discriminazione, ai fuochi dell’odio, alla mutilazione dei nobili ideali; di colpo si interrompe il dialogo con gli altri e si perde l’originaria aderenza con la propria identità profonda. Su questo desolante panorama globale si affaccia l’occhio dell’artista e necessariamente deve compiere una scelta: schierarsi di qua dal limite posto dal reale e che tutti, volenti o nolenti, abitiamo ed esperiamo; oppure scegliere la strada più impervia, quella meno battuta, e coraggiosamente gettare il ponte verso un di là ignoto. L’artista visionario non cede alla tentazione di partecipare al disagio collettivo inasprendolo ulteriormente, ma nuota controcorrente, poiché punta al fondo essenziale ed autentico che non tollera nascondimenti e biechi sotterfugi. Aruta e Saluti hanno questo in comune: la capacità di non fermarsi all’apparenza, ma di lanciare lo sguardo lontano, senza abbandonarsi ad intellettualismi e a sterili concettualizzazioni, mantenendo la semplicità di una fotografia vera che racconta, come solo lo sguardo sincero di un anziano sa fare, e che è sorgente di emozioni, come il sublime fluire del mare.

L’orizzonte, limite fra cielo e terra, non è soltanto linea di demarcazione; è il punto di unione fra due entità differenti eppur complementari. Paesaggio e ritratto si fondono qui in un’unità, rilanciando lontano la sfida del presente. Quali nuovi orizzonti si nascondono di là da…?

Visioni differenti si fondono nelle trame di una sacralità profana, dove coabitano dualismi, rituali, sacrifici e trasposizioni. La pietra evocativa dello spazio, come grotta, si fa scenario e oggetto di purificazione; in questa architettura simbolica, il rito offre al pubblico differenti rappresentazioni: identità svuotate costruiscono materialità nuove. 
Il metodo dev’essere purissima carne, offerta viva, espiazione. Atti salvifici, esasperate catarsi, si sottraggono alle radici-origini di una storia già narrata e si aprono alle profondità di un senso nuovo.

Artisti: Libera A. Aiello, Sergio Barbàra, Claudia Di Gangi, Patrycja Stefanek.

A cura di Sergio Barbàra e Libera A. Aiello.

Produzione di DIMORA OZ.